Restare al passo con le tendenze travel tech oggi non è semplice. Per questo abbiamo raccolto i principali trend tecnologici che ogni professionista del turismo dovrebbe conoscere.
I risultati mettono in luce tre grandi direttrici che stanno ridefinendo il settore dei viaggi nel 2026.
La prima riguarda l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, che passa da semplice assistente a vero e proprio agente: non si limita più a fornire suggerimenti, ma è in grado di agire in autonomia e prendere decisioni.
La seconda è l’automazione come infrastruttura invisibile alla base di prodotti e processi: le tecnologie più efficaci operano in modo fluido e silenzioso, dietro le quinte, anziché attraverso interfacce tradizionali.
La terza direttrice vede personalizzazione e sostenibilità trasformarsi da obiettivi aspirazionali a realtà operative, grazie a dati accurati e sistemi integrati, più che da promesse di facciata.
Nel loro insieme, questi trend delineano un cambiamento strutturale: nel 2026 le tecnologie travel metteranno in secondo piano l’immagine per puntare su sistemi intelligenti capaci di anticipare le esigenze, semplificare i processi e produrre risultati tangibili e misurabili.
1. L’agentic AI prende il comando: perché andremo oltre un’IA che si limita a rispondere
L’agentic AI è senza dubbio la protagonista del momento nel panorama tecnologico del settore travel, pur trovandosi ancora nelle prime fasi di adozione. Le ricerche di McKinsey evidenziano infatti un divario significativo nello sviluppo di sistemi più autonomi: il 38% delle aziende travel dichiara di non utilizzare affatto l’agentic AI, mentre solo il 2% afferma che è già ampiamente diffusa all’interno della propria organizzazione.
L’agentic AI rappresenta una nuova generazione di intelligenza artificiale, che va oltre la semplice capacità di rispondere alle domande e ideare testi o codice di programmazione. Infatti può agire, prendere decisioni ed eseguire attività per conto degli utenti. Opera su più sistemi e fasi, interpreta le richieste, decide il passo successivo e porta a termine le azioni necessarie. Pur funzionando in autonomia, l’agentic AI è pensata per supportare i team umani, occupandosi di attività ripetitive o complesse e lasciando alle persone ciò che richiede giudizio, empatia e supervisione.
Fino ad oggi, il settore travel ha fatto ampio uso di strumenti come i primi chatbot e le soluzioni di GenAI base. Tecnologie ormai diffuse, ma con limiti evidenti. I chatbot di prima generazione rispondono a domande semplici, mentre l’IA generativa può suggerire destinazioni o redigere email con proposte di itinerari personalizzati in pochi secondi. Ma nessuna di queste soluzioni è in grado di agire in autonomia. Molti di noi hanno provato, ad esempio, a chiedere a un chatbot di riprenotare un volo cancellato o di ordinare cibo in camera, finendo intrappolati in loop inverosimili o invitati a compilare un modulo. Dunque è sempre necessario gestire tutto in prima persona.
L’agentic AI nasce proprio per superare questi limiti, perché è in grado di agire da solo.
Per le destinazioni, questo significa andare oltre la semplice risposta alle domande e contribuire attivamente alla costruzione dell’esperienza del visitatore. L’agentic AI è in grado di apprendere le preferenze, suggerisce itinerari personalizzati, monitora recensioni e sentiment online e condivide insight utili con gli operatori. Può anticipare criticità, ottimizzare le operazioni e automatizzare le comunicazioni di routine, così che le persone ricevano le informazioni giuste nel momento più opportuno.
In sintesi, può aiutare le destinazioni a trasformare i dati grezzi in decisioni e processi più intelligenti e reattivi, in cui ogni interazione risulta affidabile, fluida e su misura.
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2. Personalizzazione su larga scala: quando ogni viaggiatore vive un percorso su misura
Entro il 2026, il modo in cui le aziende travel segmentano il proprio pubblico sarà molto diverso rispetto ai modelli del passato. Al posto di categorie generiche e tradizionali personas, il settore si sta orientando verso una personalizzazione flessibile basata sui comportamenti e abilitata dall’intelligenza artificiale.
Le ricerche più recenti mostrano che il 50% dei viaggiatori nell’area EMEA ha già utilizzato l’IA per pianificare o informarsi su una vacanza, in aumento rispetto al 41% dell’anno scorso e al 26% di due anni fa. Quasi un viaggiatore su sette dichiara di usarla abitualmente, a dimostrazione di quanto l’IA stia rapidamente diventando un’abitudine.
Questo cambiamento ha un impatto significativo sulle strategie di comunicazione dei brand travel. L’IA infatti consente di personalizzare i messaggi su larga scala, superando la logica dei segmenti predefiniti per rispondere in modo dinamico all’intento, al momento e al contesto in cui si trova ogni individuo.
Inoltre, aiuta le organizzazioni a elaborare e interpretare grandi volumi di dati complessi in tempi molto più rapidi, trasformando fonti eterogenee in insight utili, tempestivi e facilmente comprensibili. In questo nuovo scenario, i dati non sono solo una risorsa di valore: diventano un elemento imprescindibile.
La geolocalizzazione (GEO) spinge questa evoluzione ancora oltre. Collegando le esperienze digitali al luogo in cui le persone si trovano realmente, rende possibile un’interazione più diretta e in tempo reale con i viaggiatori.
Le interfacce basate su IA già oggi utilizzano posizione e luoghi per rendere la personalizzazione più immediata e predittiva, adattando l’esperienza di viaggio a ciò di cui le persone hanno bisogno, dove si trovano e a ciò che vorrebbero fare in seguito.
3. La rivoluzione invisibile: la migliore travel tech è quella che non si vede
Nel 2026, uno dei cambiamenti più significativi nella tecnologia del settore viaggi avverrà dietro le quinte, più che in ciò che i viaggiatori percepiscono direttamente.
L’automazione sta diventando l’infrastruttura silenziosa del settore travel, capace di gestire in modo discreto la pianificazione, le operazioni e l’erogazione dei servizi, senza richiedere un intervento umano costante né interfacce visibili.
Invece di moltiplicare app e dashboard, i viaggiatori beneficiano sempre più di sistemi che si fanno carico della complessità al posto loro. L’automazione supporta il pricing dinamico, la gestione delle modifiche agli itinerari, la pianificazione, il customer support e l’allocazione delle risorse. Integrando dati provenienti da prenotazioni, preferenze, comportamenti di viaggio e altri segnali, questi sistemi sono in grado di reagire in tempo reale a cambiamenti che sarebbe difficile, se non impossibile, gestire manualmente.
Per destinazioni e organizzazioni travel, questa evoluzione ha effetti molto concreti.
L’automazione riduce il carico di lavoro, migliora l’efficienza e favorisce un miglioramento continuo sia dei processi interni sia della qualità del servizio. Ma rende anche l’esperienza del viaggiatore più fluida e reattiva.
L’automazione sarà quindi la spina dorsale dell’industria dei viaggi, capace di operare in modo silenzioso sullo sfondo, modellando percorsi, decisioni e risultati in modo coerente e su larga scala.
4. Zero-touch travel: l’IA legge il tuo calendario e pensa a tutto il resto
Secondo The Future of Tourism: The Great Realignment, analisi firmata dal CEO di Data Appeal Mirko Lalli, il corporate travel si avvicina a un punto di svolta. Il tradizionale Online Booking Tool, per anni principale interfaccia utilizzata dai dipendenti per organizzare i viaggi di lavoro, sta infatti “andando incontro all’obsolescenza”.
Al suo posto prende forma il concetto di zero-touch travel: un modello in cui gran parte del processo di prenotazione è automatizzato, pur lasciando alle persone il controllo finale.
In uno degli scenari descritti da Lalli, “un dipendente accetta un invito a una riunione su Microsoft Teams che include una sede in un’altra città. Un agente IA legge i dettagli dell’incontro, li incrocia con la travel policy aziendale, verifica eventuali conflitti di agenda e prenota in modo proattivo voli e hotel adeguati, presentando le opzioni direttamente nell’interfaccia della chat per una semplice approvazione con un clic”. Qui l’IA incarna la policy stessa, eliminando attriti e garantendo al tempo stesso la compliance.
Il report introduce anche il concetto di Trust Flywheel: man mano che i dipendenti si rendono conto che il sistema individua in modo affidabile le soluzioni migliori, “smettono di cercare alternative”, riducendo le prenotazioni fuori canale e rafforzando la fiducia nei flussi automatizzati.
È chiaro che in questo scenario il ruolo dei travel manager è destinato a evolvere: da “controllori delle policy a auditor dell’IA, da supervisori delle prenotazioni a formatori degli algoritmi”, chiamati a gestire nuove responsabilità in un contesto in cui l’automazione guida sia l’efficienza sia il controllo.
La tecnologia non è l’unico fattore che sta plasmando il settore dei viaggi nel 2026. C’è molto altro.
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5. Senza dati, niente viaggi: nell’economia travel conta più l’accuratezza che il volume
I dati sono da sempre un elemento centrale nel settore dei viaggi, ma entro il 2026 l’industria si troverà di fronte a un vero punto di svolta.
Nessuno dei principali trend tecnologici, a partire dalle esperienze zero-touch alla personalizzazione predittiva, dal pricing dinamico alla gestione della sostenibilità, potrà verificarsi senza i dati giusti, e in particolare senza dati accurati e di alta qualità.
Il focus non è più sulla quantità, ma sulla capacità di capire quali dati siano affidabili e come utilizzarli in modo efficace.
Prenotazioni, comportamenti di viaggio, preferenze dei visitatori, contesto locale e sentiment online possono essere integrati in tempo reale per generare insight utili e operativi.
Questo consente, ad esempio, agli hotel di ottimizzare l’assegnazione delle camere e i consumi energetici, agli operatori dei trasporti di gestire meglio i posti disponibili e alle attrazioni di personalizzare le raccomandazioni, spesso ancora prima che il viaggiatore le richieda.
Il valore non sta nell’avere più dati, ma nell’avere dati pertinenti, accurati e tempestivi per guidare le decisioni lungo tutta la filiera.
Vista l’importanza che hanno assunto i dati nell’ecosistema travel, sarà d’obbligo per professionisti e operatori del settore saperli leggere e comprenderli. Dovranno sapere come interpretare gli insight, individuare pattern e tradurli in azioni concrete.
Nel 2026, il turismo non sarà più solo reattivo: sarà predittivo, personalizzato e guidato da chi sa trasformare i dati in esperienze intelligenti e rilevanti per il mondo reale.
6. VR e AR crescono: da giocattoli a leva operativa strategica
Le tecnologie immersive come la realtà virtuale (VR) e la realtà aumentata (AR) non sono più solo strumenti riservati all’intrattenimento.
Oggi entrano a pieno titolo nelle attività operative delle smart tourist destinations (STD) grazie ai digital twin (DT). Creando repliche virtuali di città, mappe dei trasporti, musei o attrazioni, i DT permettono ai responsabili di simulare, monitorare e ottimizzare le operazioni in tempo reale, migliorando al tempo stesso l’efficienza e l’esperienza dei visitatori.
Secondo MDPI, ad esempio, la piattaforma di digital twin di Seattle utilizza VR, AR e mappatura 3D per offrire tour urbani interattivi, monitorando allo stesso tempo trasporti, servizi pubblici e consumi energetici.
A Lusail, in Qatar, il digital twin integra i dati dei sensori IoT per ottimizzare la gestione degli edifici e i sistemi di mobilità. Nei musei, invece, i DT abilitati da VR e AR superano i limiti fisici degli spazi, rendendo possibili mostre virtuali ed esperienze interattive che guidano i visitatori e aiutano i gestori a prevedere flussi e domanda.
Questa integrazione consente a città e operatori turistici di pianificare lo sviluppo urbano, ridurre le aree più congestionate e gestire in modo più efficiente energia e risorse idriche, fondamentali per prepararsi a eventi critici come alluvioni o tempeste.
Le tecnologie immersive, combinate con i digital twin, stanno trasformando le smart tourist destination in ecosistemi proattivi e data-driven, in cui esperienza del visitatore, sostenibilità ed efficienza operativa convergono.
7. Tecnologie e operazioni smart: viaggiare sostenibile diventa la norma
La triste verità che emerge dai report più recenti è che le promesse di sostenibilità del settore travel faticano a tradursi in risultati concreti. Come osserva Skift, la “Sustainability Fairytale” non sta avendo un lieto fine: la buona volontà dei singoli e i comportamenti green adottati dai viaggiatori non sono riusciti a diffondersi, le persone dichiarano sensibilità ambientale ma continuano a scegliere le opzioni più economiche, e i primi obiettivi di emissioni zero sono sempre più lontani dal realizzarsi.
È innegabile però che dietro le quinte il settore si stia muovendo verso quella che viene definita embedded sustainability: cambiamenti operativi e soluzioni tecnologiche che non dipendono dalle scelte virtuose dei singoli viaggiatori.
Come discusso in The Future of Tourism: The Great Realignment si andranno a diffondere obiettivi di riduzione delle emissioni basati su criteri scientifici (science-based targets) e strumenti come il modello SAF Book-and-Claim, pensati perché la sostenibilità non dipenda più dai comportamenti individuali. Il tracciamento e la verifica delle emissioni diventano parte integrante delle operazioni quotidiane, e non più un’opzione accessoria.
Destinazioni e operatori stanno adottando anche strumenti all’avanguardia per gestire l’overtourism e l’uso delle risorse. I modelli IA possono prevedere i livelli di affollamento, indirizzare i visitatori verso aree meno congestionate e valorizzare le destinazioni che gestiscono il turismo in modo sostenibile. Expedia definisce questi sistemi “Smart Travel Health Checks”, strumenti che aiutano a bilanciare popolarità e impatto ambientale.
Entro il 2026, grazie a questi sistemi, gli operatori possono ridurre l’impatto ambientale, utilizzare le risorse in modo più efficiente e mantenere esperienze di alta qualità.
Trasformare dati e tecnologia in insight operativi
Nel 2026, le DMO utilizzeranno la tecnologia non solo per osservare i flussi di visitatori, ma per anticiparne l’esperienza.
Combinando intelligenza artificiale, geolocalizzazione e dati in tempo reale provenienti da prenotazioni, comportamenti di viaggio e sentiment online, le destinazioni sono già oggi in grado di prevedere i bisogni, gestire i flussi e personalizzare l’engagement su larga scala.
Automazione e digital twin consentono ai team di testare e ottimizzare le operazioni prima dell’arrivo dei visitatori, per costruire esperienze fluide e sostenibili. Le tecnologie per la sostenibilità, dal monitoraggio delle emissioni alla gestione delle risorse, entrano a far parte delle attività quotidiane, aiutando le DMO a bilanciare crescita e responsabilità ambientale. Solo in questo modo le destinazioni che sanno utilizzare dati accurati e sistemi intelligenti avranno successo: potranno agire rapidamente, rispondere in modo efficace e creare esperienze coerenti e sostenibili.
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